ANNATA  2012/13

SENEGAL -  LA SEDUZIONE DELL'ALTROVE

 

La Scuola Diritti Umani, che abbiamo frequentato, organizzata dal Coordinamento Comasco per la Pace e dall’Associazione Onlus I Bambini di Ornella, ci ha dato la possibilità di vivere un’esperienza formativa in un Paese in Via di Sviluppo nel continente africano, il Senegal.

Spesso ciò che è diverso da noi, ci piace, lo temiamo, ci attrae, ci conquista.

Sensazioni diverse che si intrecciano fra di loro suscitano il desiderio di conoscere nuove culture.

 

Il profondo interesse verso “l’altro” ha cambiato il nostro modo di vedere le cose, ci ha spinto a porci tante domande alle quali abbiamo cercato di dare risposte: più scoprivamo, più chiedevamo.

 

Abbiamo avuto la fortuna di provare cosa sia il sentimento dell’esotico, imparando a considerare le leggi della deformazione dovuta alla lontananza: quel desiderio che amplifica e abbellisce ciò che ci incuriosisce e attrae di una civiltà distante e sfuggente.

Abbiamo così sviluppato una certa attitudine per l’innamoramento del diverso.

 

La seduzione dell’altrove è un processo complesso, è un insieme di elementi e di passaggi ai quali non si può rinunciare.

 

Le nostre menti e i nostri corpi si sono immersi in una realtà che si è dimostrata aperta ed ospitale, nonostante la povertà.

Abbiamo vissuto anche alcuni momenti tristi che ci hanno scosso l’anima: prendere coscienza di alcuni aspetti della povertà ci ha fatto riflettere e a volte ci siamo sentite impotenti, come se ad ogni tipo di soluzione, per qualche motivo, si dovesse necessariamente affrontare un nuovo problema.

I dolori però si superano se veramente si è innamorati dell’ignoto.

 

È anche questa la seduzione.

SENEGAL-Alcune notizie

Il Senegal, con capitale Dakar, è una repubblica semipresidenziale dell'Africa occidentale.

Dal punto di vista economico appare come una delle nazioni africane meno fragili, con un discreto livello di sviluppo del settore industriale (industria manifatturiera ed estrattiva) e dei servizi.

L'agricoltura è abbastanza diversificata ed efficiente.

Tra le varie specialità culinarie regionali ricordiamo il tiéboudienne, riso cotto in salsa di pesce e verdure mentre le bevande fredde tipiche sono il famoso bisap, di color porpora, fatto con le foglie di ibisco e il buy ottenuto con il frutto di baobab.

La popolazione senegalese è costituita da numerosi diversi gruppi etnici, tra i quali predominante è quello dei Wolof, che costituisce circa il 43% della popolazione e la cui lingua costituisce una sorta di lingua universale insieme al francese.

A livello religioso, invece, è composta da musulmani sunniti per il 92%, da cristiani per il 6% e da animisti per il restante 2%.

La figura islamica più importante è rappresentata dai Marabout (uomini santi), che vengono considerati il tramite tra i fedeli e Allah.

 

 

A.E.R.E. ASSOCIAZIONE   ERBESE   DI RIABILITAZIONE   EQUESTRE

 

E' un C.R.E. affiliato A.N.I.R.E. centro riconosciuto e abilitato ad operare nel settore dall’ A.N.I.R.E. Associazione Nazionale Italiana di Riabilitazione Equestre e Attività ludico sportiva per disabili (1977)

 

Operatori e medico referente sono specializzati con formazione presso C.N.R.A.F.A. Centro Nazionale Ricerca Assistenza e Formazione A.N.I.R.E.  Ente  riconosciuto con Decreto presidenziale nel  QUADRO DELLA RIABILITAZIONE e SCUOLA DI FORMAZIONE accreditata dal ministero della salute.

Il metodo  applicato secondo le direttive nazionali  è il M.R.G.C.  :  

METODO DI RIABILITAZIONE GLOBALE A MEZZO DEL CAVALLO

che tiene in considerazione i  tre aspetti della figura umana  : fisico, mentale e comportamentale.

I campi d’azione per il loro sviluppo sono:  Tono muscolare , Equilibrio,  Controllo posturale in situazione dinamica, Coordinazione e Sviluppo psico-motorio, Schema corporeo  ,Concetti spazio / temporale. 

Per il Controllo comportamentale  La  R.E. viene  inserita  nel programma  riabilitativo generale  del soggetto L’intervento  richiede:  rigore scientifico ,applicazione  del metodo, valutazione  oggettiva  dei risultati Valutazione  dell’ indice  di mantenimento.

Ed è pertanto necessario un assiduo

COORDINAMENTO CON  ÉQUIPE   DEI  CENTRI ( SCUOLE– CDD – COOPERATIVE- RSD ), FAMIGLIE e FIGURE PROFESSIONALI

alle quali si appoggiano;

tutto ciò permette di porre gli Obiettivi riabilitativi, svolgere le Valutazioni periodiche del progetto riabilitativo e del Raggiungimento delle finalità prefissate.

Per LA COMPLESSITÀ METODOLOGICA ED OPERATIVA  A.E.R.E.  

come centro specializzato  possiede oltre al personale  qualificato  una struttura  conforme  alle     direttive,  attrezzature  adeguate, bardature specializzate e ausili.

IL  CAVALLO  è definito ormai il Co-partner  terapeutico :

 trasmette innumerevoli input motori su tutti i piani per arrivare a vivere un corpo sconosciuto al disabile. A cavallo … e non: alcune attività parallele svolte da A.E.R.E. sono Integrazione sociale in sinergia con centro ippico il Grillo,  Tirocini formativi,  Tirocini scolastici, attività Redini lunghe abbinata alle carrozze. .

 

 

KAURI IL LEGNO MILLENARIO

 

Il Kauri millenario (Agathis australis è il suo nome scientifico) si trova in veri e propri giacimenti paludosi nel Nord della Nuova Zelanda.

Una volta rinvenuto il sito contenente l'antico legno si procede al recupero di alcuni campioni per la datazione attraverso il sistema del carbonio 14. La datazione dei legni varia dai 7 mila ai 50 mila anni fa e la differenza d'età ne determina diverse tonalità di colore.

 

COS'E' IL KAURI 

Il KAURI delle Paludi: provenienza Nuova Zelanda.
• IL PIU’ ANTICO: alberi caduti in seguito ad enormi cataclismi sono rimasti sotto il fango per anche più di 50.000 anni, senza pietrificare o decomporsi
• IL PIU’ GRANDE: l’albero più grande del mondo per cubatura di tronco
• IL PIU’ AFFASCINANTE: nessun altro legno presenta “l’oro” nella venatura
• IL PIU’ RARO ED ESCLUSIVO: non si può aspettare migliaia di anni per la ricrescita 
• IL PIU’ ECOLOGICO: non viene tagliata nessuna pianta, si scava dal terreno

IL KAURI MILLENARIO DELLE PALUDI 


Il Kauri Millenario è considerato il legno più raro al mondo poiché si trova solo in una ristrettissima area del nord della lontanissima Nuova Zelanda. Nonostante specie simili di alberi si trovino in grandi quantità nel sud est asiatico, il Kauri Millenario delle Paludi è unico per il fatto che è in assoluto il legno più antico del mondo…..questi alberi sono stati abbattuti da enormi cataclismi nel passato e sono rimasti intatti sotto il fango delle paludi del nord per 30/40/50 mila anni. Questi alberi vengono estratti dal terreno proprio come si estrae l’oro e vengono datati con il metodo del Carbonio 14 dai laboratori universitari di Auckland. Quello che rende incredibilmente unico e affascinante il Kauri è che nonostante la sua permanenza millenaria sotto il fango non sia né marcito né pietrificato, permettendo all’uomo di lavorarlo come un legno appena tagliato. Oggi la “The WoodMine” esporta queste meraviglie della natura dalla Nuova Zelanda al Vecchio Mondo. La Riva 1920 li trasforma in vere e proprie opere d’arte con l’ausilio dei migliori architetti del mondo. Gli architetti hanno a disposizione del loro estro un materiale assolutamente straordinario anche per le dimensioni degli alberi che sono i più grandi del mondo per cubatura del tronco, sono infatti alberi molto alti, anche 70 metri, ma quello che li rende unici è la misura del diametro che raggiunge anche i nove metri. Veri giganti del mondo vegetale. Il Kauri Millenario è anche il più ecologico legno del mondo poiché nessuna pianta, neanche quelle da riforestazione, è tagliata per l’utilizzo di questo legno rarissimo che viene infatti estratto dal terreno, fatto che ha ispirato il nome dell’azienda “The WoodMine” La Miniera del Legno.


LE ORIGINI 
120 MILIONI DI ANNI FA'

 

Il KAURI (Agathis Australis), è l'albero nativo più grande e famoso della Nuova Zelanda, è un tipo di conifera che vive solo nei climi sub-tropicali della..parte..Nord..della.nazione..
E' proprio nel periodo del periodo Giurassico (190-135.000.000 di anni fa) che i primi Kauri fecero la loro comparsa. Le foreste di Kauri ancora oggi sono dense, con un lussureggiante sottobosco che vanta un'incredibile varietà di altre piante, cespugli, muschi, licheni e felci.

Questi posti hanno ancora un che di preistorico e quando ci si avventura al loro interno si ha la sensazione che siano ancora abitate da Dinosauri.
Le odierne foreste Neo-Zelandesi sono considerate fra le più antiche del mondo.

Molte di queste foreste sono purtroppo state tagliate all'arrivo dei colonizzatori Inglesi per ricavarne legname e fare spazio alla nuova pastorizia.

Fortunatamente oggi sono sotto la protezione del  governo  Neo - Zelandese ed il taglio degli alberi è vietato.
Il  Kauri  più  grande  ancora  vivente  è  "TANE MAHUTA"  ovvero  "SIGNORE DELLA FORESTA" in lingua MAORI (popolazione nativa della Nuova Zelanda) 
Circa 50.000 anni fa, alla fine dell'ultima era glaciale, una serie  di  cataclismi ancora oggi inspiegati ha abbattuto intere  foreste  di  Kauri  sommergendole poi di acqua e di fango.
Le particolari caratteristiche di tale fango e la mancanza assoluta di ossigeno hanno permesso a questo legno di sfidare  i  processi  chimici  di  decompo-sizione per arrivare nella sua  straordinaria  bellezza  e  unicità  fino  ai  nostri giorni intatto.
Il Kauri delle paludi si presenta ad oggi con l e  stesse  caratteristiche  di  un legno  appena  tagliato, permettendo  la  realizzazione  di mobili e  manufatti assolutamente esclusivi.


UTILIZZO DEL KAURI
 

Questo straordinario materiale, vista la sua rarità ed esclusività viene impiegato per realizzare pezzi fuori dall’ordinario, tavoli in pezzo unico senza assi giuntate di dimensioni che vanno dal normale 2 metri di lunghezza, su fino ai dodici metri che si vedono nelle foto. Curioso il particolare che il limite alle dimensioni dei tavoli sono i dodici metri del container per il trasporto, gli alberi infatti superano i venti metri. Altro utilizzo che rende merito alla bellezza e alle dimensioni del materiale è la realizzazione di parquet con doghe di lunghezza e larghezza fuori dall’ordinario, cosi come la produzione di pannellature..e..di..boiserie.


DISPONIBILITA' DEL KAURI
 

Essendo una risorsa non rinnovabile il Kauri Millenario così come tutte le risorse del sottosuolo è una risorsa che avrà una durata, ovviamente sconosciuta, limitata nel tempo. Forse tra dieci o venti anni questi mobili fatti in Kauri vedranno la loro esclusività aumentare ancora di più per il fatto che i giacimenti..potranno...essere...esauriti.

ESTRAZIONE...E...LAVORAZIONE

 

Il Kauri delle Paludi si trova in aree, oggi bonificate, dove esistevano grandi paludi preistoriche. Una volta individuato il "giacimento", si procede al recupero di campioni che vengono datati al carbonio 14 dall'Università di Waikato...o...dall'Istituto...di..Scienza..Nucleare.

La datazione dei legni varia dai 7.000 ai 50.000 anni e la differenza di età determina diverse tonalità di colore. L'estrazione presenta particolari difficoltà in quanto si lavora nel fango e nel bagnato, ma soprattutto per le enormi dimensioni dei tronchi che obbligano all'impiego di mezzi pesanti su terreni cedevoli, in luoghi tutt’altro che accessibili. Spesso le dimensioni del tronco (sino a 200/300 tonnellate) sono tali da forzare gli operatori al taglio in due o più..parti..per..il..sollevamento..e..il..trasporto.

Il..taglio..del..KAURI.   
Non esistono al mondo tronchi delle dimensioni dei Kauri delle Paludi della Nuova Zelanda. Conseguentemente non esistevano attrezzature idonee alla lavorazione di tali ciclopi che raggiungono lunghezze di oltre 20 mt. e larghezze di 5/6 mt. Per esaudire le richieste del mercato italiano, gli ingegnosi operatori “Kiwi” hanno messo a punto un sistema di taglio tangenziale che riduce al minimo la movimentazione degli enormi tronchi. Ogni “Fetta” di Kauri richiede un attenta e lunga operazione di taglio per mantenere gli spessori omogene inoltre anche la movimentazione delle tavole tagliate non è semplice. Ogni tavola pesa tra 3 e 4 tonnellate.


L'estrazione dei tronchi. 
Il clima piovoso dell’inverno e la natura semipaludosa dei terreni, obbliga gli operatori ad effettuare le operazioni di scavo solo nella stagione asciutta e dedicare i mesi invernali alla lavorazione e finitura del materiale. I tronchi sono estratti dal terreno mediante l’uso di escavatori e ruspe, vengono poi tagliati in sezioni per un più agevole trasporto, solo dopo l’apertura del mercato italiano si è avuta domanda di tronchi interi. E’ emersa la necessità di nuove tecniche di estrazione particolari e impegnative. Gli operatori hanno risolto brillantemente le varie difficoltà mostrando al meglio la nota “Kiwi ingenuity” arrivando persino a tracciare delle nuove strade nelle paludi.

 

I tavoli grandi                                           ...
Per la prima volta al mondo sono stati realizzati tavoli in pezzo unico di 12 Mt. di lunghezza per 2 Mt. di larghezza, il limite alle dimensioni delle tavole non sono i tronchi che sono ben più grandi, ma le dimensioni del container per il trasporto. Non è escluso che un giorno si organizzi un trasporto speciale realizzando così un record di dimensioni ancora più straordinario, si sono infatti trovati tronchi si oltre 20 Mt. di lunghezza e più di 5 Mt. di larghezza.

Questi pezzi unici e straordinari sono stati esposti al salone del Mobile di Milano e sono stati richiesti per dare un tono di esclusività e solennità ad eventi di particolare importanza per aziende di grande prestigio come l’Electrolux. I tavoli prodotti sono diventati un segno di prestigio ed esclusività e sono andati a valorizzare uffici di prestigio come l’U.B.S. in Svizzera e abitazioni private di grande prestigio.     
                        .

Le..radiche                                                          
Si può facilmente immaginare che anche la parte nascosta sotto terra abbia dimensioni analoghe al tronco. Le dimensioni dei blocchi di radica possono raggiungere i 30 mt cubi, dai quali vengono ricavati pezzi di particolare pregio e venature uniche nel mondo del legno                     ..
L’abbondanza di resina all’interno delle radiche determina la presenza di effetti dorati dovuti alla trasformazione in ambra della resina stessa, che inclusa nel legno assume le sembianze di polvere d’oro. Il legno luccica come se fosse stato istoriato dalle mani di un esperto orafo

Il tranciato.

Nel novembre 2008, è stato TRANCIATO il Kauri per la prima volta al mondo. Fino a questa data tale legno è sempre stato usato solo in forma di massello e per le lavorazioni al tornio. Questa importante novità apre le porte ad una nuova gamma di utilizzi come la nautica, le pannellature, la boiserie e altre lavorazioni finora impossibili                                            . 

RIVA1920_Kauri Scheda tecnica
Densità media: da 500 a 570 (Kg x mt3 al 12% di umidità)
Peso specifico: da 500 a 570 Kg x mt3
Porosità : Molto compatto porosità minima superficie estremamente liscia
Colore: Miele con tendenza al cognac ( può variare a seconda delle zone di estrazione
Lavorabilità: Estrema facilità alla lavorazione, anche al tornio, data la totale mancanza di nodi e la venatura molto fine.
Finitura: Facile da finire, la resina, data l’età millenaria si è trasformata in ambra perciò non impasta nella levigatura
Dimensioni: Altezza fino a 75 Mt., Larghezza fino a 8/9 Mt di diametro, oltre 25 mt. di circonferenza, radiche fino a 30 mt3
Metodo datazione: Carbonio 14
Età: Spazia tra i 25.000 e i 50.000, si trovano occasionalmente tronchi sia più recenti sia più datati(Il Carbonio 14 è affidabile fino ai 50.000,dopo sono stime
THE WOODMINE E RIVA1920

 

The WoodMine in Italia ha trovato nella Riva 1920 il perfetto interlocutore per valorizzare questo prezioso legno. La Riva 1920 progetta e produce mobili di pregio in legno massello collaborando con i maggiori architetti e designers, quali Renzo Piano, Pininfarina, Thun, Botta, Norman Foster, solo per citare alcune delle preziose collaborazioni che caratterizzano l’offerta della Riva 1920.

THE...WOODMINE.          
con sede ad Auckland nasce con il preciso scopo di portare questa rara meraviglia della natura ad un ristretta e selezionata cerchia di estimatori nel mondo.

 

Organizza gli scavi in Nuova Zelanda
Reperisce e seleziona i miglior pezzi
Taglia e lavora in loco i materiali
Organizza i permessi di scavo ed esportazione presso il Ministero delle Foreste Native
Esporta direttamente dalla Nuova Zelanda in tutto il mondo

 

GROUND ZERO.                                 
Il progetto “Ground Zero...Ground Heroes” promosso da Riva 1920 per dimostrare la propria solidarietà alle famiglie delle vittime della tragedia delle Twin Towers, avvenuta l’11 Settembre 2001, compie 10 anni. Per non dimenticare lo stupore, l’orrore, la rabbia e la disperazione di quei momenti, Riva 1920 in collaborazione con La Triennale e Euroflora, ricorda l’11 Settembre esponendo simbolicamente due delle cinque opere realizzate per il progetto: i tavoli di Piano Design e di Mario Botta                     .

I prodotti, realizzati sotto la direzione di Davide e Maurizio Riva, sono stati resi ancora più esclusivi dal materiale utilizzato: Kauri millenario.

L’essenza rara e antichissima del Kauri così come il suo simboleggiare la rinascita, hanno assunto un significato profondo nella realizzazione di questo progetto: il Kauri ha saputo sfidare il tempo, conservandosi intatto nel grembo delle terra. Realizzando i tavoli con questo materiale lo si chiama come testimone silenzioso perché l’orrore non sia dimenticato.            . 
“L’idea di realizzare con quel legno cinque tavoli di raffinato design, firmati da alcuni tra i più importanti e sensibili progettisti contemporanei, venderli all’asta e donare il ricavato alle famiglie dei pompieri di New York che hanno perso la vita a Ground Zero, è una manifestazione esemplare di quella capacità di esprimere emozioni attraverso gesti simbolici” dichiara il Presidente della Triennale di Milano Davide Rampello. “Un oggetto muto, che parlerà a migliaia di persone”                    .

 

I cinque modelli di tavoli in un unico ed esclusivo esemplare, con l’aiuto della nota casa d’aste americana Christie’s, sono stati venduti durante un’asta di beneficenza ed il ricavato è stato interamente devoluto alla FDNY COLUMBIA ASSOCIATION, in favore dei figli dei Vigili del Fuoco e degli Agenti di Polizia italo-americani di New York.

KAURI WOOD: design Mario Botta
Tavolo in legno Kauri millenario.
Lunghezza: metri 12
Larghezza: metri 1,80
Peso: 3.800 Kg.
Età della tavola: 30.240 anni circa
Base in ferro naturale
In foto: tavolo esposto al Salone Internazionale del Mobile di Colonia,
gennaio 2009

 
 

 

LE BRICCOLE DI VENEZIA

Le briccole veneziane sono le protagoniste indiscusse del paesaggio della città di Venezia.

Questi pali numerati presenti nella laguna, guidano le imbarcazioni, forniscono ai naviganti una serie di informazioni riguardanti la profondità del fondale e segnalano i movimenti delle maree e la loro alternanza.

Periodicamente le briccole vengono sostituite a causa dell’erosione della parte più esterna da parte di organismi xilofagi che praticano dei fori e degli scavi nel legno.

La permanenza di un palo in acqua dura in media dai 5 ai 10 anni per poi essere sostituito.

Oggi, dopo oltre un millennio, i fondali della laguna appaiono come un’immensa “foresta”, formata da lunghi pali di quercia, larice e rovere, che affondano nel suolo melmoso fino a conficcarsi in uno strato più solido, detto “caranto”. Un particolare ambiente sottomarino dunque, la cui importanza è perfettamente esemplificata dalle famose “briccole” 

I pilastri su cui si regge l’organizzazione del traffico navale in laguna sono dunque le briccole (nella nomenclatura marinara internazionale prendono il nome di “duc d’albe”, “dalben” o “dolphin”), un insieme di tre pali conficcati nel terreno ed emergenti dall’acqua per parte della loro lunghezza, utilizzati per delimitare i canali navigabili                                   .

 La laguna è letteralmente costellata da queste briccole, ma il loro numero esatto non è conosciuto, anche se stime attendibili parlano di una quantità compresa tra le 60.000 e le 90.000 unità. Come i pilastri che sostengono gli edifici di Venezia, i pali che compongono le briccole sono realizzati prevalentemente in legno di quercia europea o rovere, hanno una lunghezza media di 10 – 15 metri e un diametro compreso tra 35 e 50 cm. Una volta esausti devono essere sostituiti, per evitare che, spezzandosi, diventino un pericolo per la navigazione.

 

La "teredine"

Le briccole hanno un nemico ben peggiore del tempo: la teredine (Teredeo Navalis), conosciuta anche come “verme marino”, un mollusco che vive in acque salmastre e che si nutre di legno. Fin dall’antichità è stato il terrore di tutti i naviganti, essendo in grado di distruggere in poco tempo strutture portuali e scafi di imbarcazioni. Ma sono proprio gli attacchi delle teredini con i loro fori e solchi a rendere le briccole esauste una materia prima apprezzata dai migliori designer del mondo.

 

 

IL CEDRO

Riva 1920 recupera gli alberi di cedro caduti in seguito ad eventi naturali (frane, smottamenti, temporali, etc) o abbattuti a causa di tagli programmati che devono essere effettuati per questioni di sicurezza (intralcio alla viabilità, vicinanza alle abitazioni, etc). L’area di provenienza di questi colossi è il nord Italia, specialmente  Piemonte e Lombardia. Il legno che se ne ricava è massiccio e resistente e si caratterizza per un profumo fortemente balsamico e aromatico.

La lavorazione di questo legno pregiato è resa possibile grazie all’impiego della più avanzata tecnologia, si tratta di macchinari a controllo numerico a 5 e 6 assi, che partendo dalla sezione del tronco grezzo sono in grado di realizzare l’oggetto desiderato. I pezzi vengono poi levigati e rifiniti a mano. La collezione, a firma di designer di fama internazionale, vanta oltre 100 pezzi tra sgabelli, panche, poltrone, etc. Grazie al potere antitarmico viene impiegato per la realizzazione di cabine armadio ed elementi contenitori.

 

I mobili in cedro

IL Cedro è un legno che accetta tutti i trattamenti di finitura. Finiture troppo "pesanti" finirebbero però col limitare l'emanazione naturale di questo legno davvero seducente                                 .
Il cedro spagnolo, ha una buona durevolezza e, nel complesso, ha pochi difetti.

Questo lo ha reso un legno a rischio "estinzione". Il grande sfruttamento che ne è stato fatto ha superato il ritmo di crescita delle piantagioni.

Anche il Cedro Rosso, è segnalato come uno dei legni a severo rischio estinzione.

 

L'ALBERO

L’albero del cedro, da sempre simbolo di longevità e imponenza, è citato sia nell’Antico Testamento per la robustezza e il profumo, sia nel Cantico dei Cantici in cui Salomone, terzo re di Israele, asserisce: “Le assi della nostra casa sono di cedro”; commentato poi da Origene, teologo e filosofo greco, questa frase ha un significato più profondo: “fare di cedro le travi delle nostre dimore significa preservare l’anima dalla corruzione”. Il suo legno era considerato incorruttibile, infatti, una cosa degna di essere immortalata era indicata dai latini come digna cedro

Si tratta di conifere sempreverdi, di dimensioni grandi, che nel corso di molte decine di anni possono raggiungere i 40-50 m di altezza.

Gli alberi di cedro fanno parte della grande famiglia delle Conifere per cui sono imparentati con gli alberi di Pino. Con i Pini condividono il colore abbastanza chiaro, la tenerezza, una discreta stabilità (più del Pino), una facilità di lavorazione e una buona disponibilità                                       

Hanno foglie aghiformi, di colore verde scuro, o anche bluastro, poiché sono spesso ricoperte da un sottile strato di cera pruinosa, bianca. Gli aghi sono riuniti in mazzetti, che contano fino a quaranta piccoli aghi, disposti a ciuffo. I coni sono grandi, legnosi, di forma cilindrica, rimangono sull’albero per circa un anno, per poi sfaldarsi in lamelle, liberando i piccoli semi alati. Il cedro è coltivato da millenni, per la sua chioma ampia e ombreggiante, ma soprattutto per il suo legno aromatico, che veniva e viene molto utilizzato per fare mobili e utensili, ma anche per sfruttarne le virtù repellenti nei confronti degli insetti.

 

 

 

 

 

 

 

 

Le specie di Cedro

Non sono molte e c'è chi sostiene che in definitiva non siano più di due: il Cedrus deodara ed il più famoso Cedrus libani .

Il Cedro Spagnolo ed il Cedro Rosso (Thuja plicata, non fanno parte della famiglia dei Cedrus benché abbiano caratteristiche simili.

Il primo possiede un legname molto aromatico e straordinariamente tenero.
Il secondo è più lontano, dal punto di vista famigliare, dal cedro ma è altrettanto aromatico, stabile e facile da lavorare. E' un po' più scuro e può rappresentare una buona alternativa al Mogano      .

 

Habitat del cedro

Queste conifere nei luoghi d’origine si sviluppano in zone collinari o montuose, caratterizzate da un succedersi di stagioni simile a quello presente in Europa; sono piante che ben si adattano al clima italiano, e che si sono acclimatate in certe zone tanto da divenire parte della flora spontanea. Gran parte della Turchia e dell’Africa settentrionale presentavano estesi boschi di cedri, in tutte le zone collinari o montuose; le modificazioni del clima hanno portato questi boschi di conifere a divenire i dimensioni decisamente molto più contenute.

I cedri si coltivano in un buon terreno profondo, con ph alcalino, mediamente fertile; nei primi anni dopo l’impianto è consigliabile annaffiare le piante in primavera e in autunno, soprattutto in caso di prolungati periodi di siccità. Per il resto sono piante dalle scarse esigenze: una volta attecchiti i cedri divengono alberi resistenti alla siccità, al caldo, al gelo anche intenso, fino a -25°C, e anche prolungato. Sopportano piogge prolungate, ma non amano terreni pesanti e umidi, che possono portare anche alla morte della pianta                                             .
 

Impiego del cedro

Anticamente questo grande albero veniva utilizzato per le barche, e tradizionalmente per preparare frecce;

Il legno di cedro veniva utilizzato nelle saune e nei bagni turchi, in quanto si riteneva che il legno di cedro favorisse la sudorazione.

Attraverso i secoli il legno di cedro è stato largamente utilizzato in medicina: gli egiziani, che furono probabilmente i primi a estrarre una sorta di olio essenziale mediante una rudimentale distillazione della corteccia, sperimentarono le proprietà terapeutiche impiegandolo sotto forma di scaglie, inserite nelle viscere dei defunti durante il processo d’imbalsamazione, per impedire la putrefazione degli organi e come unguento per le donne, quale elisir di giovinezza. L’essenza possiede anche un notevole effetto antibatterico, specialmente a livello urinario e polmonare, astringente, diuretico e insetto-repellente; ma la grande virtù, che si nota in tutti gli oli ricavati dalle piante secolari, profonda e stimolante, è osservata a livello del sistema nervoso centrale, dove svolge un sorprendente effetto antidepressivo e calmante agendo – secondo studi condotti dal dottor Terry Friedmann su bambini affetti da disturbi comportamentali, come deficit di attenzione e iperattività – sia sul sistema limbico, centro delle emozioni, sia sulla ghiandola pineale, deputata anche al rilascio di melatonina, un ormone che regola il ritmo circadiano. I prodotti erboristici moderni a base di cedro si utilizzano anche per curare le affezioni della pelle, quali eczemi, dermatosi e psoriasi. L'essenza di questo albero è impiegata anche in aromaterapia.

 
 

 

Museo del legno

Pensando al futuro e ai giovani, Riva 1920 inaugura nel 2001 il Museo del Legno, per tramandare e non dimenticare che il legno è una risorsa rinnovabile, ma non infinita: solo un uso consapevole e una corretta politica di integrazione del patrimonio arboreo può garantire in futuro un giusto equilibrio dell’ecosistema.

 

Il Museo del Legno di Riva1920 è ospitato all’interno di una bellissima struttura quasi interamente ricoperta in legno di larice, uno tra i legni più resistenti alle intemperie meteorologiche e allo scorrere del tempo.

Il Museo del Legno ospita oltre 2000 macchinari ed utensili storici per la lavorazione del legno, una collezione unica nel suo genere in Europa, per la quantità di pezzi presenti (oltre 4.000). L’esposizione, che ha l’obiettivo di riscoprire le origini della tradizione canturina della lavorazione del legno, annovera molti utensili del 1800 provenienti da antiche botteghe artigiane italiane. Nell’ampio salone si trovano pialle, tavoli di lavoro, combinate, pulitrici, seghe a nastro, bindelle: termini tecnici quasi dimenticati che riportano alle origini della lavorazione del legno. La collezione Riva al completo è liberamente accessibile al pubblico e aperta a tutti quanti desiderano conoscere da vicino il mondo del legno

Testo e immagini tratte dal sito: LakeComoFestival

 

BASILICA DI SANT'ABBONDIO-COMO

Consacrazione  5 secolo        Stile architettonico - Romanico 

Inizio costruzione - 1050         Completamento  - 1095

 

La basilica di Sant'Abbondio è una delle chiese romaniche di Como.

Al suo fianco sorge un monastero costruito nel Medioevo, che oggi, dopo essere stato restaurato, ospita la facoltà di Giurisprudenza dell'Università degli Studi dell'Insubria.

 

INDICE         1-Cenni storici       2-Descrizione 

                                                      Esterno - Interno

1 - Cenni storici

La Basilica venne edificata sul luogo di una preesistente chiesa paleocristiana intitolata ai santi apostoli Pietro e Paolo, costruita da Amanzio, morto nel 448, terzo vescovo di Como dopo Felice e Provino e predecessore di Abbondio, attuale patrono della Diocesi di Como.
Da un viaggio a Roma, Amanzio riportò alcune reliquie degli apostoli Pietro e Paolo e per esse fece edificare una nuova chiesa, 1000 metri circa fuori le mura, oltre il fiume Cosia, lungo la Via Regina.

La basilica fu dedicata a Sant'Abbondio ed elevata a cattedrale nell'818. Servì da sede della cattedra vescovile sino al 1013 quando il vescovo Alberico, già cancelliere dell'imperatore Enrico II, la trasferì all'interno delle mura. L'edificio venne, quindi, affidato ai monaci benedettini, i quali, fra il 1050 ed il 1095, riedificarono la chiesa in stile romanico.

Il 3 giugno 1095 la nuova basilica fu consacrata da papa Urbano II.

Dalla seconda metà del XV secolo il monastero fu assegnato ad abati commendatari – per lo più non residenti - e fu per iniziativa di alcuni di essi – prima il   cardinale   Gianpaolo   della Chiesa,  quindi   il   cardinale   Tolomeo Gallio - che   nel   Cinquecento   la    basilica    subì   profonde ristrutturazioni, assumendo una veste classicheggiante, mentre si avviava anche la costruzione del grandioso chiostro.

Nel 1616 l'abate Marco Gallio vendette la chiesa, parte del monastero e alcuni terreni   vicini alle monache agostiniane di San Tommaso di Civiglio e anche questa novità comportò nuovi interventi per adattare  la  chiesa alle   necessità   liturgiche   di   una   comunità   monastica femminile.

Nel 1783 il monastero fu soppresso ma la chiesa, per la sua dedicazione   al   patrono della diocesi, non   fu   secolarizzata  e   divenne   sussidiaria   della  parrocchia  della Santissima Annunciata.

Dopo un lungo periodo di abbandono, nel 1834 il complesso monastico fu   acquistato dal vescovo Carlo Romanò per farvi trasferire il Seminario teologico: gli edifici, ormai in grave stato di degrado, furono in parte demoliti e quindi ricostruiti su progetto dell'architetto neoclassico Giuseppe Tazzini; nel 1881 la sede dell'istituto fu ampliata lungo la via Regina.

Dal 1863 Serafino Balestra, insegnante presso il Seminario e studioso di archeologia e di epigrafia, promosse il restauro della basilica per restituirne la veste romanica; nel corso dei lavori furono rinvenute anche le fondazioni dell'edificio paleocristiano e quelle del portico esterno, che era stato demolito nel corso del Cinquecento.

Nel 1928 Antonio Giussani realizzò un nuovo restauro della chiesa, rifacendo le coperture delle navate, delle absidi e del coro, intonacando nuovamente pareti e volte e ricostruendo l'altare maggiore e gli altari collocati nelle absidi minori; altri interventi furono promossi negli anni Settanta del XX secolo.

Nel 1968 il trasferimento del Seminario vescovile a Muggiò provocò nuovamente l'abbandono e il rapido deterioramento di quella che era stata la sede del monastero.

Acquistata nel 1974 dal Comune di Como, che, in tempi recenti, ne ha curato il restauro e la riqualificazione, attualmente essa è la sede della facoltà di Giurisprudenza dell'Università degli Studi dell'Insubria.

 

 2 - Descrizione

 

Esterno

A sviluppare il senso di altezza e verticalità contribuiscono due notevoli campanili gemelli posti nella zona absidale, soluzione piuttosto comune nella zona renana, ma eccezionale in Italia. La prossimità della città alle vallate alpine - importanti vie di comunicazione con l'Oltralpe - ha garantito una reciproca influenza del romanico espresso al di qua e al di là delle Alpi: allo stesso modo si spiega il forte verticalismo dell'interno della basilica, che dimostra, peraltro, la vitalità - ancora agli inizi del II millennio - della tradizione tardo-antica (soprattutto nella facciata, in cui tanto i contrafforti quanto le tozze semicolonne evidenziano la partizione interna delle navate). Sui portali e intorno ad alcune delle finestre si trovano alcune sculture.

 

Interno

L'interno della chiesa è una moltitudine di colonne composte con conci di pietra e sormontate da una notevole varietà di capitelli, da quelli semplici che ricordano le due forme geometriche basilari: il cubo e la sfera a quelli corinzi o a quelli decorati con motivi liberi. La chiesa ospita poi bassorilievi romanici e una serie completa di affreschi della metà del Trecento. Sotto l'altare maggiore si conservano le reliquie del patrono.

Le strutture della basilica paleocristiana, scoperte durante i lavori di restauro avviati nel 1863, sono ancor oggi segnate nel pavimento della chiesa con lastre di marmo scuro, mentre in corrispondenza delle antiche aperture è posto del marmo chiaro.

Sulla cantoria in controfacciata è collocato l'organo Mascioni op.733, costruito nel 1956. Lo strumento consta di due tastiere, 15 registri ed è a trasmissione elettrica.

 

Affreschi del presbiterio  - Scena della Crocifissione

Gli affreschi che adornano il presbiterio costituiscono uno dei cicli pittorici più integri del primo Trecento in Lombardia realizzato da un artista anonimo.

Il programma iconografico inizia nell'arco trionfale che porta al presbiterio affrescato con la usuale rappresentazione dell'Annunciazione e figure di santi poste nel sottarco; la volta della prima campata (ormai scarsamente visibile) reca tracce di un cielo stellato e di quattro troni sui quali erano verosimilmente assisi i Dottori della Chiesa. Nell'arco che precede il catino absidale troviamo un Cristo benedicente affiancato da due Arcangeli e, racchiusi in otto tondi, figure di Patriarchi, Profeti ed altri santi nel sottarco.

Il catino absidale presenta una raffigurazione della Deesis (Cristo benedicente tra la Madonna e Giovanni Battista) con ai lati le immagini di San Pietro e di San Paolo.

Il programma iconografico prosegue sul cilindro dell'abside, diviso in cinque bande da quattro semi-colonne, con venti episodi della vita di Gesù (che mostrano due temi cristologici: la Natività di Gesù, in alto, e la sua Passione, in basso). Nella fascia inferiore troviamo, a fianco dell'episodio delle Crocifissione, figure di Apostoli ed il Tetramorfo (simboli degli evangelisti). Le immagini presenti sulle lesene e sulle semicolonne che separano gli episodi della vita di Gesù rendono alquanto complesso il programma decorativo con le figure dei re e dei profeti, degli apostoli, dei vescovi e dei dottori della Chiesa e una miriade di personaggi minori, assieme ad animali e figure fantastiche di gusto medievale. La volta del coro ha un cielo stellato dipinto con polvere di lapislazzuli.

Non si conosce l'autore dell'importante ciclo di affreschi, convenzionalmente chiamato "Maestro di Sant'Abbondio". Studi recenti collocano quest'opera tra il 1315 e il 1324 durante l'episcopato del vescovo francescanoLeone Lambertenghi, committente dell'opera[1] Nella esecuzione delle scene riguardanti la vita di Gesù l'artista si connota per un linguaggio capace di unire il ritmo pacato del racconto con l'attenzione naturalistica ai dettagli degli abbigliamenti, che offrono uno interessante spaccato sui costumi del tempo. Sull'altare si trovano dei corpi di persone morte di cui se guardi bene si vede la pelle rosa scuro e delle ossa di costole. Appena vicino all'altare sulla destra c'é il corpo di un bambino morto e sulla sinistra una donna morta. Sotto il pavimento ci sono delle bare con persone morte. Poi se si guarda bene c'è un buco sulle scalette della sacristia dove si vede il vecchio altare della chiesa vecchia e le bare delle persone morte.

Veduta absidale  (XI secolo)
Presbiterio
 
 

BASILICA DI SAN FEDELE

 

La basilica prepositurale insigne collegiata di San Fedele è un importante luogo di culto cattolico del centro storico di Como, dedicato all'omonimo santo, evangelizzatore della chiesa comasca e martire nel III secolo a Sorico.

La chiesa è situata nel luogo in cui precedentemente era una chiesa paleocristiana risalente al VII secolo dedicata a Santa Eufemia. Importante opera del romanico lombardo è il coro, ispirato alla Cappella Palatina di Aquisgrana, con un'importante decorazione scultorea dei Magistri cumacini con figure zoomorfe, mostri, grifoni, ecc

Sul luogo del Foro romano, fino all’800 era la piazza del mercato, centro commerciale della città di cui era anche, in età altomedievale e comunale, uno dei fulcri religiosi: 

Oggi piazza S. Fedele è uno spazio pedonale vivace, frequentato per shopping e turismo; all’angolo meridionale vi si notano case rinascimentali con struttura in legno a vista e tamponamenti in cotto a spina di pesce

Architettura

 

Malgrado i rifacimenti del ‘600 (interni) e ‘900 (facciata), la Basilica  conserva alcuni particolari di innegabile fascino che sono riconducibili all’età romanica, tra l’XI e il XII secolo

Il romanico nel Comasco è caratterizzato dalla prevalenza dell’uso della pietra rispetto all’uso del cotto (in voluta antitesi con quanto si stava facendo nei contemporanei cantieri di Milano, acerrima nemica a quel tempo), e dall’influenza dell’arte germanica, in architettura e anche in scultura.

L'attuale chiesa risale al 1120; la costruzione è romanica e non solo, l'originale impianto a tre navate irregolari innestate su un impianto centrale, pure irregolare per la minor dimensione dell'abside principale rispetto alle due del transetto, percorse da ambulacri coperti dai matronei.

San Fedele in questo senso ben riassume le tipicità del romanico comasco, dal momento che la decorazione delle mura esterne è realizzata completamente in pietra, e la pianta centrale a struttura trilobata, con i due transetti molto ampi dotati di ambulacri, ricorda da vicino le chiese della Renania. 

Posteriore è la volta a botte sulla navata centrale con ossatura ad archi-timpano. I restauri di Antonio Giussani hanno alterato la facciata (1914) e il campanile (1905). Reimpieghi di pezzi romani sono sopra il portale posteriore scolpito in età romanica e nel capitello adattato ad acquasantiera dell'ambulacro nord su leone stiloforo.

 

 

DESCRIZIONE

 

Esterno

 

I particolari che rendono decisamente meritevole una visita al tempio sono costituiti dall’abside e dal portale posteriore. Per capire di cosa si sta parlando bisogna fare un giro da fuori e raggiungere il retro della chiesa.

 

La facciata e il campanile

 

La facciata è in stile neoromanico ed è stata rifatta ex novo nel 1914. Essa presenta una struttura a doppio saliente, quello principale per la navata centrale ed uno minore per la navata laterale di destra.

In corrispondenza della navata mediana, si apre un portale a tutto sesto leggermente strombato, con moderna lunetta musiva raffigurante Gesù Maestro, opera della pittrice Elena Mazzeri che la realizzò nel 1968. Al di sopra di esso, vi è un ampio rosone circolare, con struttura marmorea costituita da archetti trilobati sorretti da colonnine.

Alla sinistra della facciata, si eleva il campanile, nella parte inferiore risalente al 1271 e in quella superiore al 1905. La torre, che ne sostituisce una più antica crollata a causa del terremoto del 3 gennaio 1117, è a pianta quadrata e presenta, su ciascun lato, due ordini di finestre, bifore in quello inferiore e trifore in quello superiore. All'interno della cella campanaria si trova un concerto in Sol maggiore composto da tre campane:

Sul lato orientale della chiesa, si trova l'abside principale, poligonale e coronata da una loggetta del XIII secolo. Al suo fianco, si apre un antico portale cuspidato, databile tra i secoli XI e XII, detto anche portale del drago per via dei bassorilievi medievali, soggetti a diverse interpretazioni. Secondo l'ipotesi più comune è rappresentato profeta Abacuc con i cestelli dei viveri per san Daniele; sotto, si trova un rilievo scolpito di età romanica raffigurante Daniele in trono nella fossa dei leoni.

 

Interno

 

L'interno della basilica di San Fedele è a pianta a croce latina con aula articolata in tre navate di quattro campate ciascuna con alti matronei. La navata maggiore è in stile barocco ed è coperta con volta a botte lunettata, decorata con affreschi e sorretta da paraste corinzi. Il transetto è formato da due absidi pentagonali con deambulatorio.

L’abside è di forma poligonale, scandita da semicolonne, terminanti con capitelli cubici, che la dividono in cinque grandi specchiature. Entro ogni specchiatura è disposto al primo ordine un oculo mentre al secondo è presente una monofora completata da una cornice ad archetti ciechi. Corona il tutto un bellissimo loggiato a colonne, rifinito superiormente da un’altra sequenza di archetti pensili e da un bordo a denti di sega. La parete rifinita dal loggiato comprende delle monofore allo scopo di dare luce all’interno.
In altre parole, la parete dell’abside è stata suddivisa e lavorata in tre piani verticali: esterno, mediano ed interno. Nel piano interno ed esterno è stato realizzato un loggiato, mentre nel piano mediano, che corrisponde al muro vero e proprio, sono state inserite delle monofore: un espediente geniale per creare movimento nella parete e nello stesso tempo realizzare degli effetti di luce originali.

Anche il portale posteriore presenta una lavorazione estremamente accurata dal punto di vista cromatico e plastico. Il bel contrasto di colore, tra la pietra grigia dei muri e la pietra più chiara della decorazione del portale, è stato valorizzato scegliendo per il portale un’architrave a timpano (triangolare dunque) sormontata da una serie di archetti pensili. Le lastre a bassorilievo collocate sui montanti raffigurano animali fantastici e mostri, come scimmie, grifoni e draghi, insieme ai più tradizionali angeli e santi.

L'imponente altare marmoreo del transetto di destra contiene un Crocifisso in cartapesta ed è sormontato dall'affresco di Isidoro Bianchi del catino absidale, risalente al 1623 e raffigurante la Gloria del Paradiso, con al centro la Trinità, in basso alcune sante (tra le quali Orsola, Marta, Apollonia, Caterina, Agata e Cecilia) accompagnate San Pietro Martire, e altri santi; ad un livello inferiore sono raggruppati santi, vescovi e papi (tra cui Vincenzo, Lorenzo, Sebastiano, Carlo Borromeo, Bernardo) e ancora più in basso chiude la composizione uno stuolo di angeli e arcangeli. Le parti del transetto sono decorate con stucchi di Diego Carloni e quattro tele raffiguranti Scene della Passione di Gesù dipinte dal fratello Carlo Innocenzo Carloni.

Il transetto di sinistra è, invece, dedicato alla Madonna, e riprende la struttura di quello di destra, avente altare marmoreo sormontato da una statua della Beata Vergine Purificata e catino absidale decorato da un affresco con l'Assunzione della Vergine opera della collaborazione di Giovanni Domenico Caresana con Francesco Carpano. Ai lati dell'ancona dell'altare vi sono quattro affreschi seicenteschi con lo Sposalizio della Vergine, la Natività, l'Annuncio ai pastori e l'Adorazione dei Magi.

Fra le cappelle delle navate laterali, la prima a destra ha caratteristiche diverse dalle altre. La volta è rivestita da stucchi barocchi, mentre sul muro vi è un trittico affrescato nel 1504 da Giovanni Andrea De Magistris rappresentante la Madonna in trono con bambino tra i santi Sebastiano e Rocco; sotto vi è un'urna ove erano contenute le spoglie di sant'Amanzio vescovo di Como (ora nella Chiesa del Gesù).

Oltre la crociera, coperta da cupola ottagonale affrescata, in corrispondenza della navata mediana, si apre l'abside maggiore, con deambulatorio costituito da archi a tutto sesto sorretti da colonnine e catino affrescato. Al centro del presbiterio, delimitato da una balaustra marmorea, si trova l'altare maggiore barocco

L'altare maggiore

La sua posizione è sempre di rilievo e si trova solitamente nel presbiterio, nell'abside, in asse verticale con la cupola (se presente) o all'incrocio tra la navata e il transetto.

All'interno del panorama artistico dell'edificio religioso antico è, generalmente, l'altare più curato in fatto di decorazioni pittoriche e scultoree, arricchito da palepolittici o altre raffigurazioni del santo o del tema religioso cui è dedicata la chiesa. Negli edifici religiosi contemporanei, invece, è di solito l'unico altare presente nell'edificio e presenta caratteri decorativi e architettonici più sobri ed essenziali, pur mantenendo una posizione predominante nello spazio religioso come fulcro di esso.

 

Organo a canne

 

Nella basilica di San Fedele si trova l'organo a canne Mascioni opus 560, costruito nel 1941 ed in seguito restaurato ed ampliato dalla stessa ditta nel 2000.

Lo strumento è a trasmissione elettronica e la sua consolle, collocata nell'abside maggiore, dispone di tre tastiere di 61 note ciascuna e pedaliera concavo-radiale di 32 note. Il materiale fonico è dislocato in tre corpi differenti.

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ILDUOMO DI COMO e IL BROLETTO

La cattedrale di Santa Maria Assunta è il principale edificio di culto della città di Comochiesa madre della diocesi omonima.

Situata vicino al lago, al centro di una piazza che è il cuore stesso della città, fulcro civile e religioso nello stesso tempo, dal momento che la facciata è addossata al Broletto, l’antico palazzo comunale, e la torre del palazzo è finita per diventare il campanile della Chiesa. Potere religioso e civile dunque, uno a fianco dell’altro, in uno straordinario legame cromatico e decorativo

Rappresenta uno dei più ragguardevoli monumenti dell'Italia settentrionale.

Lungo 87 metri, largo 36-56 metri, alto 75 metri al culmine della cupola, progettata da Filippo Juvara, presenta un impianto a croce latina con tre navate e transetto sormontato da un'imponente cupola. All'interno vi sono custoditi arazzi del XVI.secolo e XVII.secolo,eseguiti a FerraraFirenze

Anversa e dipinti cinquecenteschi di Bernardino Luini e di Gaudenzio Ferrari

Il Duomo non nasce su un terreno libero da vincoli e preesistenze, ma sull'area che ospitava l'antica chiesa di Santa Maria Maggiore.

La chiesa è di impianto romanico ma viene profondamente riprogettata e ricostruita a partire dal 1396 (dieci anni dopo l’inizio della costruzione del Duomo di Milano), per essere conclusa solo nel 1740. La pianta è a croce latina, con tre navate divise da dieci pilastri, e con un transetto che termina ai lati con delle absidi circolari ampie tanto quanto l’abside centrale. Le campate sono coperte da volte a crociera. Dall’esterno si apprezza ancora meglio la struttura a “tricoro” di sapore già bramantesco e dunque rinascimentale.
Il problema della copertura sarebbe stato risolto solo alcuni secoli dopo, grazie al geniale intervento di Filippo Juvara (attivo soprattutto in Piemonte) con la costruzione di una cupola emisferica con lanterna, poggiante su un alto tamburo ottagonale.

L’intero prospetto esterno è organizzato secondo un sistema di linee e di proporzioni che enfatizza l’eleganza degli elementi scultorei presenti, quasi tutti opera della bottega di Tommaso Rodari e realizzati tra Quattro e Cinquecento

La facciata, gotica, realizzata tra il 1447 e il 1498, ci appare allineata al Broletto ed alla torre civica ed è organizzata con una composizione che "rispecchia" l'organizzazione dello spazio interno a tre navate, e presenta molte analogie con la facciata del Duomo di Milano.

E' suddivisa verticalmente da 4 lesene, decorate da serie di sculture, che creano una zona centrale e due laterali; nella prima il portale d'ingresso e un rosone, ai suoi lati due finestre dalla forma allungata. Le parti laterali presentano ciascuna una porta d'ingresso con una bifora posta al di sopra. La zona centrale è strutturata in modo molto preciso: alla base Adamo ed Eva rappresentano l'umanità, mentre salendo s'incontrano i santi e ancora più sopra, nel punto più alto Dio. La decorazione scultorea è realizzata secondo un programma iconografico molto preciso, che vuole collocate, nella parte centrale, inferiormente Adamo ed Eva, in mezzo i santi, e superiormente lo Spirito Santo, collegamento tra cielo e terra.

La maggior parte delle sculture presenti sulla facciata sono realizzate in stile gotico, alcune di queste però preludono a caratteri propriamente rinascimentali.

Al di sopra del portale e delle porte d'ingresso laterali sono presenti delle lunette in cui sono rappresentate scene della vita di Maria: al centro, (sopra il portale), è rappresentata l'adorazione dei magi, mentre le altre scene rappresentano la visita di Maria ad Elisabetta.

Dalla composizione geometrica della facciata è possibile comprendere perché le due finestre ai lati del portale siano più alte di quelle laterali: se a partire dal rosone si immagina di tracciare un cerchio ad esso concentrico, che passi per il tondo in cui è rappresentato lo Spirito Santo, si ottiene il vertice delle finestre centrali, mentre con un altro cerchio, concentrico ai precedenti, che passi per la sommità dell'edicola più alta si trova il vertice delle finestre laterali, infine con un altro cerchio, sempre concentrico ai precedenti, che passi per la sommità del gugliotto, è possibile individuare la posizione delle due porte d'ingresso laterali.

In ultimo, anche la posizione del rosone non risulta casuale all'interno della facciata, è infatti possibile notare come, descrivendo il più grande triangolo contenuto all'interno della facciata, il rosone si trovi nel suo centro.

Una particolarità della facciata del Duomo è data dalla presenza di due podii, ai lati del portale maggiore, che contengono le statue di Plinio il Vecchio e Plinio il Giovane, scrittori latini entrambi nati a Como. Malgrado l’evidente carattere “pagano” dei personaggi (Plinio il Giovane quando fu governatore della Bitinia non esitò a inquisire e torturare i primi cristiani, nel II secolo d.C.), i comaschi vollero dedicare loro questo posto di prestigio che nessuno mai ha osato contestare: nemmeno in età di Controriforma, quando il protestantesimo si stava insinuando pericolosamente in queste terre di confine, nessuno ebbe il coraggio di toglierli dalla facciata!

 

L’interno

L'interno della cattedrale di Santa Maria Assunta è a croce latina, con tre navate scandite da due file di pilastri che marcano interassi di lunghezza diversa. Le pareti sono decorate da dipinti fra i quali spiccano I santi Sebastiano e Cristoforo (secondo altare della navata destra), l' Adorazione dei pastori di Bernardino Luini, sormontata da Due profeti, e lo Sposalizio della Vergine di Gaudenzio Ferrari (terzo altare della navata destra).

Dei due pittori ritroviamo nel transetto, rispettivamente l'Epifania e la Fuga in Egitto. Ancora del Luini, la Pala Raimondi commissionatagli dal cardinale Scaramuccia Trivulzio, allora vescovo di Como.

L'abside è interamente occupata dal presbiterio, sopraelevato di alcuni gradini rispetto al resto della chiesa e, dopo il Concilio Ecumenico Vaticano II, riorganizzato con nuovi arredi marmorei (ambonealtarecattedra) che riutilizzano rilievi provenienti dall'antica cattedrale di Santa Maria Maggiore. Al centro dell'abside si trova l'altare maggiore barocco, opera del 1728 in marmo, onice e bronzo di stile barocco; intorno ad esso, si trovano i pregevoli stalli lignei scolpiti del coro. Il paliotto del nuovo altare è decorato da sculture del 1317 dei Maestri campionesi.

Organo a canne

Nella cattedrale, si trova l'organo a canne Balbiani Vegezzi-Bossi opus 1519.

Lo strumento venne costruito nel 1932 con tre tastiere e pedaliera; un primo ampliamento vi fu due anni dopo con l'aggiunta del corpo Corale dietro l'altare maggiore e, nel 1981, l'organo è stato ulteriormente ampliato con lo spostamento nel transetto di sinistra del corpo Corale e l'installazione di una nuova consolle a quattro tastiere e pedaliera. L'organo è stato restaurato ed ampliato dalla ditta Mascioni nel 1998 e nel 2000.

Lo strumento è a trasmissione elettrica e conta 69 registri, per un totale di 6515 canne, su quattro manuali e pedale.

 

 

 

IL BROLETTO DI COMO

 

Il Broletto di Como è la sede originaria, in epoca medievale, del Comune della città di Como.

E’ a fianco dell'antica Cattedrale (che a partire dal Quattrocento avrebbe lasciato il posto al nascente Duomo attuale), a significare il forte legame fra il potere civile del Comune e quello della Chiesa. La sua edificazione risale al 1215 per volontà del podestà Bonardo da Codazzo.

Esso fu realizzato in stile gotico-romanico mentre gli elementi rinascimentali della facciata risalgono al Quattrocento.

La facciata si presenta a fasce di marmo lombardo in tre colorazioni differenti: bianco, grigio e rosso, mentre la torre civica è stata costruita adottando la tecnica del bugnato.

A partire dal Quindicesimo Secolo l'avanzamento della costruzione del Duomo richiese il taglio di due archi verso sud (1477) e la chiusura di un portico sullo stesso lato (1514). Questa rimozione comportò la separazione del palazzo comunale in due unità distinte, e comunemente indicate dai cittadini con "Broletto" quella ad ovest e "Pretorio" ad est. Venne modificato anche il livello della piazza, che fu alzato, come è possibile constatare ancora oggi osservando il basamento dei pilastri sotto il portico.

Una volta persa la sua funzione civica il Broletto, a partire da 1764, divenne sede di un teatro e successivamente fu adibito ad archivio.

Attualmente il Broletto viene utilizzato come aula congressi, e per mostre d'arte e solennità cittadine.

Attribuzione: Robertmilan di Wikipedia in polacco
 By A.V. la cupola di Filippo Juvara
 By A.V.-luci di Natale
 By Stefano Stabile
 By Marco Pacini-interno cupola
 By A.V.-Plinio il vecchio
 By A.V.-Broletto-luci di Natale
 
 

FUNICOLARE COMO-BRUNATE

 

Dai giardini di Villa Olmo, esattamente di fronte, dall’altra parte del lago, la funicolare appare come una linea retta che attraversa la montagna salendo verso l’alto. Tanto breve quanto ripida, quest’anno compie 120 anni portati splendidamente. Era il 1894 quando si compiva il viaggio inaugurale.

L’opera, ardita anche oggi, non fu solo un esempio della più avanzata tecnologia di allora ma segnò per il paese di Brunate la fine dell’isolamento dalla città e il fiorire del turismo e dell’economia locale. In 7 minuti di viaggio necessari per coprire i quasi 500 metri di dislivello si gode il privilegio di un panorama sorprendente sul primo bacino e sulla città.

La cittadina di Brunate, situata a circa 700 metri di altitudine, è sempre stata meta di villeggiatura della nobiltà comasca e milanese che qui costruì numerose belle ville in stile Liberty.

Dal belvedere è possibile riconoscere la sagoma del centro storico, l’antico castrum romano; poi la vista spazia sulle Alpi e sulla pianura della Brianza

La funicolare ha una lunghezza di circa 1000 metri con pendenze che arrivano fino al 55%. La stazione di partenza è a 199,2 metri s.l.m. mentre la stazione di arrivo si trova a 692,4 metri s.l.m. Lungo il percorso sono presenti due fermate intermedie e simmetriche, una denominata Como Alta e l'altra denominata Carescione.

Aperta tutti i giorni, la funicolare effettua corse ogni 30' nelle ore di morbida e ogni 15' nelle ore di punta. Nel 1911 viene cambiata la trazione che da vapore diventa elettrica. Nel 1912 si installa il "cannone" che sparava a salve ogni mezzogiorno. Negli anni 1934/35 l'impianto viene completamente rinnovato, compreso il rifacimento ex novo della stazione di Brunate                    .

Nel 1951 si procede ad un ulteriore cambio delle vetture.

Le vetture utilizzate oggi hanno una capacità di 80 posti a sedere cadauna.

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WORD WATER DAY - 2017   - LA SHORT LIST  

MIGLIORI FOTOGRAFI

La Giuria ha ristretto la lista alle migliori fotografie.
Ne è risultata una lista di 100 fotografie, i cui autori sono elencati nella pagina.
Tra queste sono state scelte le 30 foto da esporre nell'atrio dell'auditorium insieme alle opere vincitrici dei premi in palio.(nomi sottolineati)

 

Afflitti Gianluca                                                            Alberghini Sara                                                   Alessandrini Roberto
Ameli Paolo                                                                 Anglisani Alessandro                                          
Antonini Giada
Aslund Christian                                                          Augugliaro Giacomo                                          Bacher Isabelle
Baialardo Juan Manuel                                               Bak Mejlvang Lasse                                           Battigamba Carlo

Bersani Berselli Nancy                                                Bisi Nicola                                                          Bombara Salvo
Bonacina Monica                                                        Cabral Marcio                                                     Castaneda Allan
Cavallucci Maurizio                                                     Cecere Gianluca                                                Chowdhury Zakir Hossain
Coutinho João                                                             Cunico Antonio                                                   De Iulio Daniele
De Rubeis Domenico                                                  Deunk Linelle                                                      Di Pinto Maria
Dodi Pier Luigi                                                             Dugre Daniele                                                    Essl Enrico Markus
Eugeni Luca                                                                Feliziani Luca                                                      Francescangeli Simone

Galbiati Fabio                                                              Gazzaroli Claudio                                               Ghizzi Panizza Alberto
Gola Francesco                                                           Goodwin Georgina 3° + premio Africa               Grassi Paola
Gubertini John                                                             Gupta Saibal                                                       Hyde And Sultze Jon And Kimberly
Izzotti Andrea                                                               Korosec Marko                                                  
La Spada Giuseppe
Madini Enrico                                                               Marocchini Fabrizio                                            Martin Tom
Mascheroni Enrico                                                       Mayer Riccardo                                                  Meliconi Agnese
Meloni Paola                                                                Miele Germano 2°                                               Mukhopadhyay Somenath
Neeleman Benno                                                         Nestola Luca                                                      Netherwood Kellie
Nevens Yves                                                                Okawa Aya                                                         Ord Russell
Palazzo Michele                                                           Pasquetti Daniela                                               Pescara Walter Antonio
Pestarino Roberto                                                        Petracci Marco                                                   Phyo Thet Paing Pyae

Piccoli Giovanna                                                          Pinnizzotto Emiliano                                           Pirola Giorgio
Podavini Fausto                                                           Pompei Francesca                                             Pons Giuseppe
Randagia Kicia                                                            Restelli Paolo Angelo                                         Ricci Vittorio
Rizzi Paola                                                                   Rocchi Monia                                                     Rohan Md Tanveer
Rubaltelli Mirko                                                            Ryczek Marcin                                                   Sabba Lucia Vittoria
Sarti Paolo                                                                   Silva Carlo                                                          Simion Felicia
Solanki Divyakant 1°                                                   Sperandeo Lior                                                  Stellino Diegoi
Symus Gino                                                                 Tagliabue Gian Matteo                                      Tangorra Giuseppe
Tazzini Paola                                                               Tinalli Gabriella                                                  Vago Albertina          
Van Hauten Markus                                                     Villani Guido                                                      Violin Federica
Visini Anna                                                                   Vitiello Flavio                                                    

 
SAN VINCENZO E BATTISTERO di GALLIANO      

COMPLESSO DI SAN VINCENZO E BATTISTERO – GALLIANO

 

Epoca di costruzione: sec. XI

 

Il ciclo di Galliano appare come l'espressione più ricca della cultura figurativa altomedievale dell'Italia settentrionale e certamente la più aperta alle nuove tematiche artistiche. La sua complessità stilistica e iconografica conferma l'esistenza, in ambito lombardo, di una cultura multiforme, aperta a ricevere gli apporti più diversi, ma anche a fornire propri elementi al mondo circostante e a porre sintesi culturali nuove ed originali.

Il complesso della Basilica di San Vincenzo con l'adiacente battistero di San Giovanni sulla collina di Galliano a Cantù, rappresenta un’ importante sequenza dell'evoluzione dallo stile alto medievale al primo romanico.—Si tratta di uno dei più noti monumenti dell'arte romanica lombarda anche se appartiene al periodo altomedioevale. L'edificio, datato 1007, si pone come una delle prime testimonianze organiche del formarsi del nuovo stile romanico---

La basilica si presenta molto semplice, priva di elementi decorativi, con la muratura in grossi ciottoli a vista. L'abside centrale si staglia nettamente dal corpo della chiesa. Esternamente è percorsa da una serie di arcatelle cieche piuttosto larghe. La cripta è del tipo ad oratorio, con campatelle irregolari coperte da crociere su archi traversi. Alle pareti sono addossati pilastri per reggere gli archi. Accanto alla basilica, si erge il battistero. La sua pianta manifesta la derivazione da quella del sacello di San Satiro di Milano. Lo schema è cruciforme: ad un vano quadrato, delimitato da quattro colonne isolate e da quattro archi perpendicolari che su di esse poggiano, sono addossate quattro ampie nicchie semicircolari.

La primitiva basilica, che sorse su un probabile luogo di culto pagano verso il V secolo, fu costruita ad aula unica e fu dedicata a San Vincenzo di Saragoza.

Nel X secolo si iniziò a ricostruire la Chiesa

La costruzione attuale con l'annesso battistero la dobbiamo ad Ariberto d'Intimiano, futuro vescovo di Milano, che edificando l'abside e la cripta sul vecchio edificio, il 2 luglio del 1007 la riconsacrò a San Vincenzo

La chiesa, consacrata nelle forme attuali nell'XI secolo, presenta un presbiterio sopraelevato sotto il quale è conservata l'antica cripta e conserva uno dei migliori cicli pittorici dell'epoca presenti nell'Italia settentrionale.

Il Battistero è un complesso edificio probabilmente costruito nell'XI secolo preceduto da un pronao di edificazione successiva ed è sormontato da un tiburio ottagonale. La pianta conserva al centro la vasca battesimale ricavata da una grossa macina di epoca romana

Divenuta chiesa pievana e sede del Capitolo dei Canonici, per alcuni secoli la Basilica di S. Vincenzo godette particolare affetto tra i Canturini che donarono terreni ed altre proprietà: il lascito più antico risale al 1284.

Nel 1584 il Capitolo ed il Prevosto si trasferirono presso la chiesa di SanPaolo, dopo che  San Carlo Borromeo, arcivescovo di Milano dal 1560 al 1584, trovò la Basilica e le case canonicali in condizioni di semiabbandono.

In seguito il cardinale Federico Borromeo, durante la visita pastorale del 1616, prescrisse alcuni restauri per preservare la chiesa dalla rovina, ma le sue richieste non furono esaudite.

Dalla metà del Settecento la basilica abbandonata divenne un magazzino agricolo e, a causa di un incendio, perse la navatella di destra.

Nel 1801, durante la dominazione francese, il complesso architettonico fu venduto a privati dopo che la commissione artistica giudicò la Basilica di "niun riguardo".

Dopo lunghe vicissitudini che provocarono sconsacrazioni, distruzioni, mutilazioni e ripristini, oggi è riaperta al culto ammirabile in tutta la sua antichità e il suo fascino                                           

Soltanto il parroco Carlo Annoni, vicario foraneo a Cantù dal 1830, si interessò all'antica costruzione descrivendola minutamente e facendone riprodurre tutte le pitture nello studio Monumenti e fatti politici e religiosi del borgo di Canturio e sua pieve.

Finalmente nel 1909 la Basilica fu riacquistata dal Comune di Cantù.

I primi restauri, condotti dall'architetto Ambrogio Annoni nel 1933-1934, permisero di riaprire la chiesa al culto. Nuovi restauri agli affreschi della navata, eseguiti a più riprese negli anni 1955195619671981, hanno portato al distacco di alcuni dipinti che, trasferiti su pannelli di masonite, sono stati collocati sulle pareti originali.

Il 2 luglio 2007 è stata celebrata la ricorrenza dei mille anni dalla fondazione della Basilica di San Vincenzo in Galliano con l'emissione da Poste Italiane di un francobollo ordinario.

 
 

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     Albertina Vago

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"L'acqua un bene prezioso"  - di Albertina Vago